L'alto Appennino modenese è sempre stato parte integrante del Frignano, la porzione di territorio che comprende quasi tutta la zona meridionale dell'attuale provincia di Modena, dai primi rilievi collinari al crinale. Quest'area geografica, il nome cui nome pare possa derivare dal toponimo etrusco-latino Feronia oppure dal nome degli antichi abitatori, i Liguri Friniantes, nel corso dei secoli ha goduto di particolare autonomia e conservato uno spiccato spirito di indipendenza, che parzialmente sopravvive ancora oggi nell'unità culturale frignanese. La stessa conformazione orografica, dominata dai più alti rilievi dell'Appennino settentrionale, primo fra tutti il Monte Cimone (m. 2165) ha più volte consentito alle popolazioni locali di resistere più che altrove all'occupazione di truppe nemiche.
Le prime presenze umane sono databili intorno al 4500 a.C., ma gli insediamenti di una certa entità risalgono al III secolo a.C., quando le tribù liguri della Pianura Padana vennero sospinte verso lo Scoltenna da Etruschi e Galli Boii. Nel secolo successivo i Romani riuscirono a debellare la resistenza indigena solo dopo una guerra durata oltre cinquant'anni e dal punto di vista amministrativo conservarono la regione separata da Mutina (l'attuale Modena).
Fanano è uno dei Comuni che fa parte dell’Alto Frignano assieme a Sestola, Montecreto, Riolunato, Pievepelago e Fiumalbo e, come gli altri (ad eccezione di Pievepelago), prolunga i suoi confini a raggiera verso la vetta del Monte Cimone, quasi a rivendicare il radicamento ed il senso di appartenenza-dipendenza dal monte. La centralità del Cimone è, dal punto di vista storico-territoriale, connotazione peculiare della zona che cresce ricca di scambi commerciali e culturali ma anche terreno di guerre di dominazione.
Le origini di Fanano sono remote; il nome del paese, documentato dall’VIII secolo, viene fatto risalire ad un deformazione di “Fannianus” valido come nome di persona quanto come prediale di un “Fannius”, attestato da una stele funeraria modenese di età romana.
La fondazione potrebbe quindi risalire al periodo successivo al 176 a.C. quando i Romani sconfissero le bellicose ed indomabili popolazioni locali che lo storico Tito Livio chiamò dei Liguri Friniates, anche se precedentemente, in quanto zona di confine con il territorio degli Etruschi, fu oggetto di insediamento da parte di questi, come testimoniato dall’origine di alcuni toponimi locali.
Nella Valle della frazione di Ospitale sono recentemente tornate alla luce, nei siti di La Sega e La Tana, numerose iscrizioni rupestri scritte durante il
bellum sociale (90–89 a. C.) da militi ribellatisi a Roma che si definiscono Umbri, ma il loro dialetto contiene varie particolarità che inducono a distinguerlo dall′umbro delle Tavole Iguvine. L′alfabeto contiene alcune lettere speciali, ma si caratterizza soprattutto per il frequente uso di legature. La maggior parte delle iscrizioni è costituita da esortazioni a rivoltarsi contro Roma ed a formare una Lega Umbra. Alcune scritte hanno un contenuto erotico; altre sono illuminanti per ricostruire il pantheon di questi rivoltosi (cfr. Giancarlo Sani "Iscrizioni pre-romane in valle di Ospitale", nella rivista "Fanano fra Storia e Poesia", 2008).
Già in epoca romana il Frignano, ed il territorio di Fanano, erano attraversati da alcune strade di valico, che poi andarono perdute in seguito alle invasioni barbariche, ma nel medioevo tornarono lentamente a solcare la montagna modenese.
Alcune notizie suggeriscono la presenza di S. Colombano nella zona di Fanano all’inizio del VII secolo, quando il monaco fondò, prima del celebre cenobio di Bobbio, un monastero. Tuttora esiste una chiesa a lui dedicata nel centro del paese.
Nel VII secolo l’Italia centro-settentrionale si divise tra territori conquistati dai Bizantini e territori longobardi: le grandi vie di comunicazione (quali la Flaminia Emilia), occupate a settori dalle due armate nemiche, divennero quindi impraticabili in tutta la loro estensione. In particolare nel modenese i Longobardi, che con la campagna bellica di Liutprando nel 727 avevano esteso i propri possedimenti a oriente fino oltre il Reno, necessitavano di vie di comunicazione sicure e possibilmente lontane dagli avamposti bizantini. L’opera di riorganizzazione viaria fu quindi intrapresa da Re Astolfo il quale nel 749 donò il territorio di Fanano e di Sestola al cognato Anselmo (poi Santo), già duca del Friuli. Questi, una volta rinunciato al titolo di duca e vestito l’abito monacale, fondò il Monastero del S.S. Salvatore in Fanano presumibilmente nella zona che ancora oggi conserva la denominazione di “Abà” e “Badiola” (termini derivati da “abbazia”) e un ospizio benedettino in Val di Lamola (attuale Valle di Ospitale), dedicato a S. Giacomo, una delle indispensabili strutture di supporto ai viaggiatori in prossimità del crinale appenninico; degli xenodochi che offrivano rifugio a viandanti e pellegrini restano ormai poche tracce, ma la loro dislocazione ha consentito di ricostruire l'antica viabilità.
Nell’anno 751, sempre su invito del re Astolfo, Anselmo si trasferisce a Nonantola e fonda l’Abbazia (attuale illustre testimonianza della presenza benedettina ed esempio imponente e suggestivo di romanico) spinto dal fervore religioso, ma anche da ragioni politiche e militari connesse alla necessità di sorvegliare territori (quello ferrarese e bolognese) per i quali le velleità bizantine non si erano ancora completamente assopite e conferire ai confini del regno un marchio di inviolabilità mediante l’impronta sacrale dell’insediamento monastico.
Il monastero di Fanano, con tutti i beni annessi, passa così alle dipendenze di Nonantola che divenne il nodo del nuovo complesso viario.
La strada che collegava i due monasteri benedettini fondati da Anselmo - la Via Romea Nonantolana (
www.viaromea.it) che passando per Fanano, collegava il nordest europeo con Roma - assunse importanza strategica di tutto rilievo, permettendo il collegamento, attraverso il Passo della Calanca, con i ducati longobardi di Spoleto e di Benevento percorsa da milizie, corti reali, viandanti, pellegrini che si recavano a Roma.